I falò di Jesolo rinviati a sabato 9 Gennaio

Pan e vin, falò
Pan e vin, falò

A cause delle condizioni meteo previste per martedi 5 gennaio l’amministrazione comunale di Jesolo e gli organizzatori dei tradizionali falò (“foghere” o “casere” o “Pan e Vin” o “Panevin” o “Pavineri” o “Brusalavecia”, ma anche “pioroe” e “paroei”, i nomi sono tanti e diversi da zona a zona), il tradizionale rogo della “vecia” con gli immancabili pinza, vin brulè e calze ripiene di dolcetti e caramelle per i bambini sono stati posticipati a sabato 9 gennaio 2016 alle ore 17.30.

Gli 8 falò in programma, per Sabato 9 Gennaio, nella zona di Lido di Jesolo saranno:

Centro Storico: il falò si accenderà in riva al fiume Sile, mentre la distribuzione delle calze avverrà in piazza 1° Maggio

Sabbiadoro: il “Panevin” sarà acceso davanti all’ospedale. A seguire distribuzione delle calze, pinza e vin brulé.

Marina Alta: in via Fornasotto (all’incrocio con via Pazienti) è uno dei falò più alti. Seguirà festa con trippa, pasta e fagioli, cioccolata calda e vin brulè e naturalmente la tradizionale calza della Befana.

Pineta: in via Cigno Bianco, “foghera” con festa per i bambini.

Zona artigianale di Jesolo Paese: in località 4 case, falò con musica organizzato dall’Associazione Arma Aeronautica

Cà Fornera: la pira sarà accesa vicino alla chiesa

Piazza Trieste: “casera” per la gioia dei bambini

Cortellazzo: il fuoco si accenderà presso gli impianti sportivi

L’accensione dei falò era anticamente un rito purificatorio e propiziatorio che risale ai tempi pre-cristiani.
Già i Celti, accendevano dei fuochi per propiziarsi le divinità bruciando un fantoccio che rappresentava il passato mentre la gente, riunita in cerchio, intonava canti e formule augurali.
Pare, che il pan e vin fosse il festeggiamento di chiusura della festa di Yule (una festa celtica) e che i cristiani lo abbiano poi trasformato nel Natale ed ancora oggi la fiamma simboleggia l’atto del “bruciare il vecchio” (anzi la “vecchia”).
Secondo una spiegazione popolare che collega i roghi al Natale, essi servivano per far luce ai 3 Re Magi surante il viaggio alla ricerca della grotta dove era appena nato Gesù.

La direzione delle scintille e del fumo veniva letta dai contadini come presagio per il futuro raccolto.

“Fuive verso sera poenta pien caliera. [Faville verso ovest calderone pieno di polenta.]
Fuive verso matina poenta molesina. [Faville verso est polenta molliccia.]
Fuive a meodì poenta tre olte al dì.[Faville verso sud polenta tre volte al giorno.]
Fun a bassa poenta pien cassa. [Fumo verso sud cassa piena di polenta.]”

oppure

Faive a ponente [Faville a ovest]
Panoce gnente [niente pannocchie]
Faive a Levante [Faville a est]
Panoce tante [Tante pannocchie]

Secondo le credenze, la caduta della croce o del palo che sostiene la catasta di legni porta male e deve restare in piedi almeno fino allo spegnimento.

Lo scoppiettare dell’acqua santa nel fuoco del falò che a volte viene benedetto dal prete è identificato con il diavolo che fugge.

Al di là delle superstizioni si tratta di momento in cui la comunità si riunisce per stare in compagnia mangiando un fetta di pinza (focaccia tipica dell’epifania) e gustando un bicchiere di vin brulè al caldo del fuoco.

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